Buongiorno divora libri! Oggi parliamo della seconda delusione di febbraio, ovvero Dovremmo essere tutti femministi di Chimamanda Ngozi Adichie edito Einaudi. Non ve lo sareste mai aspettati vero? Invece sì.
In questo saggio molto personale, scritto con grande eloquenza - frutto dell'adattamento di una conferenza TEDx dal medesimo titolo di straordinario successo - Chimamanda Ngozi Adichie offre ai lettori una definizione originale del femminismo per il XXI secolo. Attingendo in grande misura dalle proprie esperienze e riflessioni sull'attualità, Adichie presenta qui un'eccezionale indagine d'autore su ciò che significa essere una donna oggi, un appello di grande attualità sulle ragioni per cui dovremmo essere tutti femministi. In un contesto in cui il femminismo era considerato un ingombrante retaggio del secolo scorso, la posizione di Adichie ha cambiato i termini della questione. Alcuni brani della sua conferenza sono stati campionati da Beyoncé nel brano Flawless e hanno fatto il giro del mondo. La scritta FEMINIST a caratteri cubitali come sfondo della performance dell'artista agli Mtv Video Music Awards e il famoso discorso dell'attrice Emma Watson alle Nazioni Unite in cui si dichiara femminista sono segni evidenti del fatto che c'è un prima e un dopo "Dovremmo essere tutti femministi".
Forse mi aspettavo di più. Mi aspettavo un libricino che nonostante la piccolezza fosse esplosivo e decisivo, eppure no. A mio parere, complice magari il fatto di essere estratto da un discorso, in Dovremmo essere tutti femministi non c'è scritto assolutamente niente. Si parla di temi generali con molta semplicità, non è radicale e non mette in dubbio le radici dell'ordine del mondo, come invece dovrebbe essere.
Viene pubblicizzato come il libro che dà una nuova definizione di femminismo, cosa che invece non fa. In realtà la definizione che dà è anche molto basilare. E' giusto ciò che vi è scritto, ma non è abbastanza, anzi non è nemmeno l'inizio. Viene detto cosa bisogna fare, ma non c'è scritto come, il perché e non vi è un'analisi approfondita e dettagliata (complice sempre il fatto che sia estratto da un discorso).
Probabilmente sono molto dura nei confronti di questo libro, ma mi ha spaventata, avendolo letto, la facilità con cui si è diffuso. A mio parere per analizzare determinati temi ci vuole profondità, studio e almeno un centinaio di pagine. Non basta un discorso molto semplice. E' vero anche che, data la semplicità è capace di raggiungere più gente rispetto a un saggio più lungo, ma anche questo mi spaventa perché vuol dire rimanere comodi nonostante si stia cercando di capire la realtà. Leggere 40 pagine è molto più comodo che leggerne 700 del Secondo Sesso di Simone De Beauvoir, ci vuole molto meno impegno.
Forse, e sottolineo forse, se lo avessi letto come primo libro sull'argomento lo avrei accettato e capito molto di più. Nonostante ciò, a mio parere ci sono libri migliori da cui partire e continuo a non comprendere la fama che ha ricevuto.
Riassumendo, ve lo consiglio? Sì e no. E' utile per capire in generale cosa è il femminismo (ma nemmeno tanto) e quindi capire se potete far vostro il famoso titolo Dovremmo essere tutti femministi. Ma se dimostrate un deciso interesse nei confronti del femminismo e avete ferma l'idea di approfondire, allora no. Per affrontare un qualsiasi tema, anche solo per iniziare, una quarantina di pagine non sono sufficienti, altrimenti si sbaglia in partenza.
A presto,
Claudia