Buongiorno divora libri! Oggi vi lascio la recensione di Una donna spezzata di Simone de Beauvoir edito Einaudi, una raccolta di racconti con donne come protagoniste che fanno riflettere sulla loro condizione.
Monique ha sempre creduto nel suo matrimonio. Soprattutto, ha sempre creduto nel suo ruolo di moglie: muoversi sicura per casa, gestire la vita familiare, provvedere agli altri con la certezza di essere necessaria. Ma è bastata una frase di Maurice: "C'è una donna". E se Monique è tradita dal marito, la madre di Philippe lo è dal figlio, che al progressismo materno preferisce lo spirito pratico e conservatore della moglie. Murielle, invece, non ha né mariti né figli con cui scontrarsi: due matrimoni finiti male e il suicidio della figlia la condannano a una solitudine che la rende cruda e volgare, astiosa verso il mondo e verso un Dio che forse non c'è. Tre racconti, tre donne, tre crisi.
Scrivo questa recensione dopo aver fatto un pellegrinaggio sulla tomba di Simone De Beauvoir, dove ho provato un'emozione indescrivibile. Lei è una di quelle autrici che mi ha fatto provare qualcosa di più grande che una semplice emozione nel leggere i suoi romanzi.
Una donna spezzata non è da meno. Credo che con questa raccolta si possa percepire sotto ogni punto di vista la bravura e l'incredibile stile di scrittura dell'autrice. Simone de Beauvoir infatti ci narra la vita di tre donne, molto diverse tra di loro sia caratterialmente che socialmente, ma tutte e tre in un qualche modo strette dalla società nel ruolo che gli viene affidato. L'obiettivo dell'autrice è proprio quello di mostrare come, nonostante il grado sociale, il lavoro e la famiglia, le donne condividano esperienze che le fanno sentire "strette", non accettate, imprigionate, non libere. Monique è incastrata in un matrimonio senza amore reciproco, Philippe non capisce le azioni e le decisioni del figlio e Murielle si ritrova senza niente, dopo che ha cercato per tutta la vita di scalare la vetta e raggiungere la cima per essere benestante. Si potrebbe pensare durante la lettura che tutte e tre sono state ingannate dagli uomini. A un primo sguardo si capisce proprio questo, ma andando in profondità si nota come è la posizione sociale nella società ad averle ingannate. Se Monique è lasciata dal marito, cosa le rimane? Se Philippe in pensione non può nemmeno più indirizzare il figlio nel percorso della vita, cosa le rimane? Se Murielle è abbandonata da tutti e le portano via il figlio, cosa le rimane? Nulla, perchè a parte il ruolo di moglie e madre, queste donne non hanno avuto altro, e perciò quando questo compito e ruolo cade perdono l'equilibrio e iniziano a barcollare, camminando nel buio.
Ho trovato anche molto interessante come Simone de Beauvoir ha deciso di strutturare i tre racconti. Quello di Monique è sotto forma di epistola, perchè la protagonista decide di tenere un diario personale; quello di Philippe è un racconto in prosa, con vari dialoghi con il marito; quello di Murielle è un infinito monologo svolto nei pensieri della donna. E' stato molto divertente e interessante leggere le storie in tre impostazioni diverse, cosa che ha sottolineato la bravura e l'intelligenza dell'autrice.
Se tutto quello che vi ho elencato vi ha incuriosito, non vi resta che leggere!
⭐⭐⭐⭐⭐
Alla prossima recensione,
Claudia












